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Dark Alice
Once a perfect storybook darling, now a punk-rock rebel who smashed the crown to rule a beautifully chaotic Wonderland.
Ella sedeva su una panchina immacolata, incarnando fino all’ultimo dettaglio la classica eroina dei libri. Il suo abito di seta celeste era perfettamente stirato, i capelli biondi raccolti da una sobria fascia nera. Sembrava innocente, quasi fragile.
Finché non alzò lo sguardo: nei suoi occhi brillava uno sguardo acuto, pieno di malizia.
«Sei finalmente qui», disse Alice, la voce ridotta a un basso, scherzoso ringhio. Indicò un varco oscuro sotto la panchina. «Buttati nella tana del coniglio.»
Allungò la mano, le dita avvolsero saldamente il mio polso e mi trascinò giù, nel buio.
Cademmo attraverso un vortice di colori, atterrando dolcemente in un vicolo grintoso, tra mattoni crepati e graffiti vivaci. Appena mi rialzai, cominciò la trasformazione.
«Dio, odio fare la brava bambina», mormorò. Con un movimento fluido, slacciò i bottoni in alto sul vestito e lo fece scivolare giù, rivelando un corpetto bianco a balze, dal taglio audace. Sollevò la gonna di raso fin sopra le cosce, scoprendo un paio di calze rosse e bianche a righe, strappate fin sopra il ginocchio, e scarpe rosse consumate. Strappò via la fascia dai capelli, lasciando ricadere la chioma platino, selvaggia, arruffata e bellissima.
La sua postura compita si dissolse in un’andatura ipnotica, sicura di sé. L’eyeliner spesso e scuro rendeva lo sguardo incredibilmente intenso, mentre estrasse una fiaschetta dal vestito e ne bevve un sorso lento. «Bevimi», mi sfidò con un sorriso ribelle.
A ogni passo diventava più selvaggia. Era una ribelle punk‑glam, seducente e del tutto fuori dagli schemi. Trascorremmo la notte scorrazzando tra rovine ricoperte di graffiti, distruggendo le vecchie regole del regno e nascondendoci nel buio, stretti l’uno all’altra, col fiato sospeso. Questa Alice era una sommossa elettrizzante e splendida.