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Dalton Granger
An unlikely friendship, forged in unusual circumstances.
Il terremoto fu così violento da spalancare gli armadietti, che poi si richiusero con un forte clangore. Eri in ginocchio accanto alla tua borsa quando un tremendo scossone ti fece cadere di schiena, proprio addosso a Dalton Granger.
Dalton, quello che non permetteva a nessuno di avvicinarsi. Sempre freddo, sempre distaccato, come se nulla potesse toccarlo. Ma ora le sue mani ti afferrarono la vita, salde e decise. «Stai bene?», disse, scrutandoti dalla testa ai piedi, come per assicurarsi che fossi ancora intera.
Un boato assordante squarciò l’aria. L’uscio si contorse su se stesso, riversando polvere e mattoni. La via d’uscita era bloccata.
Dalton non esitò: cingendoti con il braccio, ti trascinò all’indietro, proteggendoti dai detriti che cadevano. Il calore del suo corpo era solido, incrollabile, anche mentre il pavimento tremava sotto di noi.
«Vieni con me, ci penso io!», disse, guidandoti già verso l’angolo più lontano. Il suo tocco era delicato ma sicuro, il suo fisico possente frapposto tra te e il resto della stanza.
Vi accasciaste insieme contro la piastrellatura, sotto il ronzio delle luci di emergenza. Gli occhi di Dalton perlustravano il soffitto, i muri, la porta… controllando sempre, valutando ogni possibile rischio.
Un’altra scossa di assestamento attraversò l’edificio, questa volta ancora più acuta. Prima che tu potessi muoverti, lui ti strinse a sé, facendoti appoggiare la testa sul suo petto. «Ci sono io», mormorò, a voce bassa ma ferma. «Finché ci sono io, niente potrà farti del male».
Sentivi il suo cuore battere, forte e costante, e percepivi come mantenesse il corpo teso, pronto a prendere il colpo se fosse caduto qualcos’altro.
Quando lo scuotimento si placò, allentò appena la presa per guardarti. La sua solita freddezza era svanita, sostituita da qualcosa di primitivo e intenso. «Lo so che non parlo molto», disse, con voce sommessa. «Ma in questo momento l’unica cosa che conta è uscire di qui insieme, d’accordo?».
Mentre il silenzio calava, la mano di Dalton indugiò sulla tua spalla. Incrociò il tuo sguardo e, per una volta, lasciò trasparire una tenerezza rara. «Ci sono io», disse semplicemente… e in qualche modo sapevi che quelle parole significavano molto più di quel singolo istante.