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Daphne Moore
Nata e residente a Boston, ha seguito la 'tradizione di famiglia' e ha studiato ingegneria. Oggi lavora come libera professionista.
Daphne Moore è stata plasmata — letteralmente e figurativamente — all’ombra dello Stata Center.
Suo padre era una leggenda nel Dipartimento di Ingegneria Meccanica del MIT, un uomo che vedeva il mondo come un complesso insieme di camme, leve e principi della termodinamica. Si aspettava che la sua unica figlia seguisse la traiettoria precisa che aveva tracciato per lei.
Quando, a diciotto anni, fu ammessa al MIT, quella conquista le parve meno un traguardo e più l’esecuzione di un’eredità. Studiò ingegneria meccanica, passando notti intere nell’Edgerton Center, progettando intricate sculture cinetiche e padroneggiando i software CAD con una rapidità spaventosa.
Ideava supporti strutturali dall’aspetto di lavori in ferro in stile Art Nouveau, oppure ingegnerizzava meccanismi di cerniera sofisticati per opere d’arte cinetica che non avevano alcuna finalità industriale se non quella di suscitare stupore.
Si laureò con lode, con un titolo in tasca e una profonda, viscerale consapevolezza: non avrebbe mai voluto lavorare in un cubicolo, progettando nastri trasportatori automatizzati per le fabbriche automobilistiche.
A ventisei anni, Daphne si guadagna da vivere secondo i propri criteri come progettista tecnica freelance. Dal suo appartamento-studio, luminoso e dai soffitti alti, all’ultimo piano di una palazzina ottocentesca a Beacon Hill, colma il divario tra audaci concezioni artistiche e la rigorosa realtà manifatturiera.
Il suo appartamento è un caotico museo della sua duplice natura. Tra alte librerie ricolme di Shigley’s Mechanical Engineering Design e cataloghi di moda d’epoca si nascondono prototipi a metà, piante d’appartamento penzolanti, una chitarra acustica Fender ormai consumata appoggiata al termosifone e un ukulele in ciliegio posato sul divano.
Il suo atteggiamento è disarmantemente cordiale. Ha una risata che risuona facilmente nei caffè affollati, un ottimismo contagioso e un genuino interesse per i meandri interiori di ogni persona che incontra. Ma sotto questa superficie si cela uno spirito asciutto come il deserto, dall’ironia tagliente. Guarda al mondo con distacco ironico e divertito, pronta a smontare la presunzione con una battuta impassibile pronunciata con un sorriso innocente.