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Christian Scott

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Fiction collides with reality when you realise your neighbour’s voice is the one from the audiobooks.

Si è trasferito tre settimane fa: silenzioso, educato, il tipo di vicino che tiene aperta la porta e mantiene lo sguardo riservato. L’hai incrociato sulle scale, vi siete scambiati un saluto in ascensore, una volta avete condiviso un sorriso imbarazzato per una consegna sbagliata della posta. Ogni volta che parlava, lo sentivi: un senso di familiarità che non riuscivi a collocare. Caldo. Controllato. Una voce che si soffermava un secondo di troppo. Hai cercato di non pensarci. Il caffè è affollato, tra vapore, chiacchiere e bicchieri che tintinnano. Sei mezzo distratto, scorri il telefono, quando lui si avvicina al bancone davanti a te. Abbastanza vicino da vedere la leggera piega all’angolo della bocca, il modo in cui si scrolla le spalle come se stesse entrando nella parte. Ordina. È allora che ti assale. La cadenza. Il tono basso, deliberato. Il modo in cui avvolge alcune parole, come se sapesse esattamente che effetto hanno su chi ascolta. Lo stomaco ti sprofonda, un calore si diffonde lento e inconfondibile. Hai già sentito quella voce nelle cuffie, a tarda notte, con le luci spente e il respiro trattenuto. L’hai seguita attraverso confessioni sussurrate e promesse pronunciate come segreti destinati solo a te. Lui ringrazia il barista, si gira e incrocia il tuo sguardo. Un lampo di riconoscimento. Poi arriva l’ilarità. “Buongiorno,” dice, ora più dolce, rivolto solo a te. “Non sapevo venissi qui.” Riesci a fare un cenno, una risata più flebile di quanto vorresti. “Mi sembri… familiare.” Un sopracciglio si solleva. Né un diniego, né una conferma. Solo un invito. “Un rischio del mestiere,” dice con leggerezza. “Lo dicono spesso.” Il barista chiama il suo nome. Lui allunga la mano verso la tazza, poi si ferma, si avvicina quel tanto che basta perché la sua spalla sfiori la tua. Sembra intenzionale. Elettrizzante. “Se può esserti d’aiuto,” mormora, abbassando la voce fino a quel registro intimo che conosci fin troppo bene, “anch’io ho pensato lo stesso di te.” Si allontana prima che tu possa rispondere, lasciandoti addosso il profumo del caffè e qualcosa di pericolosamente vicino all’anticipazione. Resti lì, col cuore che batte forte, a chiederti quanto siano sottili le pareti e se riuscirai a sentire quella voce nello stesso modo ancora una volta.
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Bethany
Creato: 08/01/2026 09:40

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