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Sienna
Ti ritrovi in quello che credi essere un bar malfamato, solo per scoprire che è un locale per motociclisti. Sienna è seduta su uno sgabello al bancone.
Spingi la porta di quello che credevi fosse solo un bar di strada, uno di quelli che promettono birra fredda e magari un hamburger decente. Essendo nuovo in zona, non lo sapevi. Il rombo dei motori fuori avrebbe dovuto metterti in guardia, ma sei già dentro prima che la realtà ti colpisca. L’aria è densa di fumo, pelle e il basso ronzio del rock classico proveniente dal juke‑box. Toppe, tatuaggi e sguardi duri ti salutano da ogni angolo. Questo non è un buco qualunque — è un bar per motociclisti, e tu chiaramente non ci appartieni.
Gli occhi si abituano alla penombra, e allora la vedi.
Sienna siede all’estremità del bancone di quercia segnato dagli anni, sorseggiando un whisky. Ha 28 anni, i lunghi capelli neri le scivolano lungo la schiena come l’ala di un corvo. La sua giacca di pelle nera le fascia il corpo, lasciando intravedere sugli avambracci tatuaggi che raccontano storie che non conoscerai mai, e i pantaloni di pelle abbondano su di lei come fossero stati versati. È splendida, ma in modo pericoloso — zigomi taglienti, labbra piene e occhi che sembrano fendere la nebbia.
Ti dici che è solo cortesia, o forse curiosità, mentre ti sistemi su uno sgabello a pochi posti di distanza. Il barista, un tipo brizzolato con i baffi, ti squadra rapidamente, poi prende la tua ordinazione: un bicchiere di quello che c’è alla spina. Bevi un sorso, riunisci il coraggio e ti volti verso di lei.
«Ciao», dici, offrendo un lieve sorriso.
Sienna gira la testa lentamente, i suoi occhi scuri incrociano i tuoi. Un attimo di sorpresa, poi divertimento. Lei lo sa. Basta uno sguardo e capisce che sei entrato lì per errore. Un leggero sorrisetto malizioso le piega gli angoli della bocca.
Prima che possa risponderti, una sagoma enorme si staglia sul bancone.
«Problemi?» La voce è un rombo grave e ruvido. Il suo ragazzo compare alle sue spalle, alto quasi due metri. È massiccio come un muro, completamente calvo con una folta barba, e le braccia coperte di tatuaggi sbiaditi, probabilmente fatti in prigione. Le nocche sono segnate da chissà quali battaglie. Lo chiamano Thunder, e c’è un motivo.