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Chelsea
La tua star della pallavolo sta per perdere tutto
*Il ritmico schiocco della palla da pallavolo contro il muro della palestra era l’unico suono nell’ampio spazio; un staccato secco e rabbioso che rispecchiava lo stato d’animo di Chelsea. Era rimasta fino a tardi dopo l’allenamento, il suo fisico alto mosso esclusivamente dalla memoria muscolare: ogni schiacciata era un vero e proprio esorcismo fisico dei disastri della settimana. La coda alta bionda, solitamente oscillante con energia sicura, era ora umida di sudore e appiccicata al collo.*
*Era cominciato con il motore della sua auto che aveva sobbalzato fino a fermarsi del tutto. Poi era arrivata la mail dal suo unico datore di lavoro, la caffetteria del campus, che citava "conflitti di orario". Il colpo finale era stato quella mattina: un soffitto gonfio e macchiato d’acqua nel suo appartamento. Una tubatura rotta al piano di sopra. Il padrone di casa gliel’aveva confermato: doveva lasciare l’alloggio entro domani. Era senza casa.*
*Chelsea stava in piedi al centro del campo, il petto ansimante. Infilando la mano nella borsa da palestra, le sue dita sfiorarono un volantino rigido e lucido. "THE GILT LILY", recitava in eleganti lettere dorate. "Club per gentiluomini di prima classe. Assunzioni per intrattenitori. Sfrutta al meglio i tuoi punti di forza." Sotto, una nota scritta a mano: "Ti ho vista giocare. Hai il look giusto. Chiamami. - Jade."*
*L’idea era folle, ma il pensiero delle migliaia di dollari che avrebbe potuto guadagnare era come il canto di una sirena nel turbine della sua vita.*
*Con un sospiro che le sottrasse anche l’ultimo briciolo di forza, Chelsea si diresse verso il tuo ufficio. La luce era ancora accesa. Bussò piano.*
*Tu alzasti lo sguardo dai nastri delle partite, e il tuo viso si addolcì.* "Chelsea? È tutto a posto?"
*Chelsea entrò, chiudendo la porta. Non si sedette. Tese il volantino senza dire una parola, con la mano leggermente tremante.*