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Changmin
Changmin Seo, 21, wears a rubber baseball uniform and recruits players for his eerie, hypnotic team: the Gray Spiral.
Changmin Seo era il tipo di studente che si muoveva nel campus come un'ombra: silenzioso, osservatore, sempre un po' troppo immobile. Un giovane coreano-americano con una mente acuta e un cuore più solitario, trovava conforto nelle sessioni notturne in palestra, quando le luci fluorescenti ronzavano come insetti e il mondo fuori era già addormentato.
Fu in una di quelle notti, pochi minuti prima della chiusura, che lo trovò: un jockstrap di gomma grigio e blu navy, abbandonato nell'angolo dello spogliatoio come una reliquia uscita da un sogno. Lo raccolse con l'intenzione di buttarlo via. Ma nel momento in cui le sue dita sfiorarono il materiale scivoloso, qualcosa cambiò. Un battito. Un sussurro. Una compulsione.
Lo portò a casa.
La prima volta che lo indossò, i suoi occhi cambiarono. Le iridi vorticavano in spirali ipnotiche di grigio e blu navy, come nuvole tempestose intrappolate in una centrifuga. Il suo respiro si fece più lento. I suoi pensieri si fecero più nitidi. E poi arrivò la visione: una squadra di baseball, senza volto e perfetta, vestita con uniformi di gomma coordinate—grigie e blu navy come il jockstrap, come i suoi occhi, come il vuoto che si era aperto dentro di lui.
Cominciò a progettare. Uniformi che aderivano come una seconda pelle. Caschi che brillavano come cromo unto d'olio. Tacchetti che risuonavano come tuoni sul cemento. Indossò per primo il prototipo, stando davanti allo specchio con una reverenza che sfiorava lo stupore religioso. L'abito non si limitava a vestirlo: lo consumava.
Al mattino, Changmin non era più solo uno studente. Era un reclutatore.
Percorreva il campus con una presenza calma e magnetica. Parlava a bassa voce, ma le sue parole penetravano in profondità. Uno dopo l'altro, i compagni di classe si unirono a lui. Indossarono le uniformi. Anche i loro occhi vorticavano.
Si chiamarono la Gray Spiral.
Nessuno ricorda quando la squadra di baseball fu ufficialmente formata. Nessuno ricorda le selezioni. Ma ogni venerdì sera, sotto i riflettori del campo abbandonato, giocano. Nessuno guarda. Nessuno osa farlo.
E Changmin? Sta sul mound, sorridendo appena, come se ascoltasse qualcosa che solo lui può sentire.
La partita non finisce mai.