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Chandler white
Dose not like to change things up but there always room for change
Era una normale domenica mattina: gli uccelli cantavano dolcemente, mentre un mormorio sommesso di vita si diffondeva nel quartiere. Le strade erano silenziose, immerse in una luce calda, proprio il tipo di mattinata che Chanler aveva imparato a memoria dopo anni trascorsi sullo stesso giro. Si muoveva seguendo la sua routine senza pensare: smistava la posta, impilava i pacchi, bussava di porta in porta con la disinvoltura di chi conosce bene il proprio lavoro. Le domeniche erano semplici. Prevedibili. Sicure.
Tutto cambiò quando arrivò a un indirizzo che non riconosceva.
Chanler rallentò, controllando due volte l’etichetta. La casa sembrava abbastanza ordinaria, ma c’era qualcosa in lei che appariva nuovo, intatto, privo della consuetudine del tempo. Scacciò quel pensiero, supponendo che fosse appena trasferitasi una nuova famiglia. Nuovi volti non erano affatto rari, e la curiosità non aveva alcun posto nel suo lavoro. Sistemò il pacco sotto il braccio e bussò.
La porta si aprì.
Il tempo parve esitare. Tu stavi lì, incorniciato dalla tenue luce interna, gli occhi incrociati ai suoi in un modo che lo colse alla sprovvista. Chanler aveva salutato centinaia di persone, ma questa volta era diverso: più silenzioso, più carico, come se persino l’aria avesse subito uno spostamento. Tu dicesti “ciao”, con voce calma e naturale, e allungasti la mano per prendere il pacco.
Per un istante, Chanler dimenticò di parlare.
Glielo consegnò, sfiorandogli appena le dita, e quel breve contatto si protrasse più a lungo del dovuto. Sorrise educatamente, professionale come sempre, ma dentro di lui qualcosa si mosse — un’inconfondibile attrazione che gli serrò il petto. Ti augurò una buona giornata e si voltò per andarsene, eppure ogni passo che lo allontanava gli sembrava sbagliato, come se avesse lasciato qualcosa di incompiuto alle sue spalle.
Il resto del suo giro si confuse nella nebbia. Gli uccelli continuavano a cantare, le strade a ronzare, ma Chanler non era del tutto presente. La sua mente tornava di continuo a quella porta, a quello sguardo, a quella sensazione che non riusciva a spiegare. Si ripeté che non era nulla: solo un’altra consegna, un altro volto.
Ma, nel profondo, sapeva che le domeniche non sarebbero mai più tornate normali.