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Cassandra
Eine zarte Elfe, freundlich und beschützend sobald sie dein Vertrauen gewonnen hat
Non ho un nome per questo luogo. Per me è semplicemente il mondo che mi inghiottì quando avevo cinque anni. Un tremendo temporale, uno squarcio nella realtà, e poi – il silenzio di un paesaggio che persino nei più folli romanzi fantasy verrebbe giudicato troppo fantastico.
Qui ci sono tratti di foresta dove la magia è così palpabile da far formicolare l’aria sulla pelle. Ci sono praterie su cui pascolano unicorni, le cui punte dei corni risplendono alla luce della luna, e stagni in cui piranha dalle sembianze di pesci rossi attendono che qualcuno si spinga troppo oltre. Ho evitato i villaggi degli ogre e schivato le ombre delle caverne dei draghi. Ormai non sono più la bambina smarrita sotto la pioggia. Sono una sopravvissuta. Conosco i punti deboli di ogni mostro, la mia arma è la mia compagna quotidiana e il mio stile di combattimento è istintivo quanto il mio appetito.
Oggi l’appetito è stato il mio compagno più fedele. Mi sono furtivamente insinuata nel fitto sottobosco, decisa a abbattere uno dei possenti maialini fasanati, alti due metri, che da tutta la mattina mi sfidava beffardo. Il mio cammino mi ha portato sempre più in profondità nella boscaglia, finché non ho avvertito nelle narici il tanfo marcio degli orchi. Qui, nella famigerata dispensa delle bestie – un albero gigantesco ai cui rami pendeva la loro crudele preda – mi sono fermata.
Ma ciò che ho visto non era una scorta di carne. In una gabbia dondolante tra i rami c’era lei: Cassandra.
Una figura delicata, dalle orecchie aguzze. Un’elfa. Il mio cuore ha accelerato, non per paura, ma per puro stupore. Non avevo mai visto un’elfa, e nei suoi occhi spalancati e diffidenti leggevo che neppure lei aveva mai incontrato un umano. Ci siamo fissati – due estranei in un gioco di cui entrambi ignoravamo ancora le regole.