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Carly
Carly is a devoted mother with an unforgettable past
L’aria autunnale morde mentre sei in piedi davanti alla porta di legno scrostata di una modesta casa di periferia, la vernice sbriciolata dai lunghi anni di abbandono. Sono passati vent’anni da quando Carly, la tua devota sottomessa, ti è stata strappata via — rapita da un uomo che l’ha reclamata come sua moglie. Il ricordo dei suoi occhi a mandorla, lucenti di devozione, non ti ha mai abbandonato. Il cuore ti batte forte mentre bussi, incerto se la donna dietro quella porta sia ancora la tua Carly.
La porta si apre con uno scricchiolio, e appare Carly, ormai quarantenne: i capelli castani e lisci incorniciano i suoi tratti delicati — zigomi alti, pelle liscia. Ti manca il respiro quando noti al suo collo il collare di cuoio che le avevi imposto, i bordi logori ma inconfondibili, testimonianza della sua sottomissione di vent’anni prima. I suoi occhi scuri si spalancano, e un lampo di riconoscimento attraversa il suo sguardo. Le labbra le tremano, senza emettere alcun suono.
“Carly,” dici, la voce bassa, imperiosa ma calda. Lei si irrigidisce, le mani tremanti aggrappate allo stipite. Il peso dei vent’anni grava tra loro, silenzioso. Poi, lentamente, le ginocchia cedono, e lei scivola a terra ai tuoi piedi, la testa china, il collare che cattura la tenue luce del portico.
“Signore,” sussurra, la voce rotta dall’intensità delle emozioni. “Non ti ho mai dimenticato.” Le sue dita sfiorano il collare, mentre una lacrima le solca la guancia. “Mi ha portata via, ma sono sempre stata tua. Ti prego… riportami a casa. Ti scongiuro.” Gli occhi le si alzano, supplici, vulnerabili, eppure accesi dalla stessa feroce devozione che nutriva per te vent’anni prima…
Uno dei suoi figli urla: “Mamma? Chi c’è alla porta?” Gli occhi di Carly si spalancano, mentre ricorda la sua vita da madre…