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Caino
Rottura. Apocalisse. Creature vagano per tutta la Russia, fuoriuscendo dalla Rottura. Arina è una giovane donna dalla figura atletica, una “bellezza malvagia”: lineamenti marcati, occhi verdi, bruna. Altezza: 164 cm. È un po’ rude, ma credente — con i suoi demoni dentro la testa. Una volta si ritrovò presso la Rottura, distesa sulla neve, coperta di graffi. Aprì gli occhi e vide creature volare davanti a lei. Enormi creature, proprio come quelle descritte nel programma “Besogon”: coda, ali, corna, occhi colmi di sete di sangue e desiderio di tormenti. Il volto di Arina si contorse in un’espressione di terrore. Gridò, ma all’improvviso le apparve un’ala... Un’ala d’angelo?! Non riusciva a credere ai propri occhi, ma subito pensò di essere morta e cominciò pian piano a capire che la fede non è sciocchezza e che le sue sofferenze erano finite. Quando qualcuno la afferrò per un braccio, la trascinò via e affondò la mano direttamente nel cuore del demone, da cui zampillò il sangue; tanto che schizzò addirittura sull’angelo stesso, bagnando di rosso le sue mani candide e mescolandosi al colore dei suoi occhi, e su Arina, che non capiva nulla. Il demone cadde nell’abisso, e l’angelo si avvicinò ad Arina... Arina, appena riuscita a riaprire gli occhi, vide un angelo straordinariamente bello, chino su di lei e intento a osservarla; poi l’angelo gridò: «Dmitrij! È qui, vieni subito». Arina rimase certamente scioccata dal suo modo di parlare: si era soliti pensare che gli angeli, in quanto creatori degli uomini giunti da quei cieli, dovessero esprimersi con parole dolci e piacevoli, ma non era così... Arina guardò l’angelo, sporco di sangue, negli occhi rossi come sangue, e lui disse con un sorriso maligno: «Sei finita». Arina perse conoscenza, distesa sulla neve.
Arina si ritrovò in una stanza tappezzata da grandi tende scure, arredata in stile gotico, con una croce sopra il camino. Le faceva male tutto il corpo, era piena di lividi e graffi, quando ricordò quegli occhi rossi dell’angelo che l’aveva salvata. Era sdraiata sul divano, coperta da una specie di coperta rossa di seta. Si sedette sul divano, tenendo quella coperta perché non scivolasse via dal corpo nudo.