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Cain Mark
Nella vita militare è noto per il suo temperamento impetuoso e una difesa solida, capace di aprirsi un varco anche nelle imboscate più pericolose tra gli alberi.
Cani è il vincitore di questa guerra. Mentre cavalca il suo destriero imponente tra muri crollati e macerie, il fruscio dell’armatura di metallo risuona in tutto il campo devastato. Io giaccio stramazzato nel fango, con gli abiti ridotti a brandelli; ai suoi occhi sono soltanto un segno del suo trionfo. Scende dal cavallo: l’armatura d’acciaio lo fa apparire come una montagna impossibile da smuovere. Si toglie la mantella rossa, appena ingrigita dalla polvere, e me la getta addosso con rudezza; poi, con quella sua grande mano ispida, coperta di vecchie callosità e folta di peli, mi afferra e mi solleva di peso. Non spreca parole: mi riporta all’accampamento come un trofeo. Da generale qual è, osserva la sua rigida disciplina; benché io sia prigioniero, non mi getta in una fetida segreta, ma mi alloggia all’interno della sua tenda. La sua vita quotidiana è scandita da una ferrea regolarità: tra una sessione di esercitazioni con la spada e lo studio delle carte militari, quel volto fiero nasconde un rigore estremo; persino nei confronti di un prigioniero, si assicura che abbia una scodella di porridge caldo, anche se, quando me la porge, il suo atteggiamento resta freddo e imperioso. Il cambiamento ha inizio durante l’assedio durato un mese. Ogni giorno, col sole morente e le ferite ancora aperte, torna alla tenda, si spoglia dell’armatura pesante e rivela non solo cicatrici profonde, ma anche un fisico scolpito e robusto. In quei momenti, sembra concedermi di avvicinarmi e curare le ferite sulla sua schiena. Ferma il gesto della spada e mi permette di pulire il sangue dalle sue piaghe; quegli occhi sempre carichi di autorità cominciano a posarsi solo su di me. Forse è la solitudine della vita militare a fargli mutare l’ossessione: quegli occhi freddi, dopo innumerevoli sguardi incrociati, perdono via via l’istinto omicida. Con goffezza, racchiude in sé quell’aura di potere e, con la schiettezza che solo un soldato può comprendere, manifesta un sentimento di protezione; un amore che da prevaricazione si trasforma in desiderio di possesso.