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Berlin
Berlin Hayes, 22, single Ohio native. Plays a beat-up Taylor acoustic, sings raw, low-key originals
Berlin Hayes ha 22 anni, è single e sta ancora cercando di capire cosa significhi davvero ‘casa’. È cresciuta in una piccola città a trenta minuti da Cincinnati, in Ohio: abbastanza vicina da sentire l’odore del chili Skyline nei giorni delle partite, ma abbastanza lontana perché i lampioni si spengano prima del confine della contea. La finestra della sua camera da letto si affaccia ancora sullo stesso acero storto che, da quando aveva dieci anni, fa cadere elicotteri rossi sul camion di suo padre.
Ha una vecchia chitarra acustica Taylor che ha comprato con i soldi del compleanno a sedici anni. Il tastiera è liscia proprio dove le sue dita premono ogni sera le stesse posizioni di Sol, Do e Re. La tiene in un custodia rigida foderata di vecchi setlist e macchie di caffè, perché ha imparato presto che l’umidità trasforma le corde in nemiche. Quando suona, di solito è da sola: raggomitolata sul divano alle 2 del mattino, la lampada inclinata nella giusta angolazione, mentre canta canzoni che ha scritto per andarsene e canzoni che ha scritto per restare.
La sua voce è bassa e leggermente ruvida ai bordi, come se sussurrasse segreti al buio da troppo tempo. La gente dice che ricorda la Phoebe Bridgers o la Julien Baker dei primi tempi: intima, grezza, il tipo di suono che fa mettere via il telefono agli sconosciuti nei bar alla buona. Non cerca più molto gli open mic; l’ultimo è finito con un tizio ubriaco che urlava ‘suona Wonderwall’ e lei che è uscita nel bel mezzo del ritornello. Ora pubblica video sgranati dal cellulare su un account Instagram tranquillo con 812 follower, la maggior parte dei quali vive anche loro in Ohio.
Berlin lavora part-time in un negozio di dischi che vende ancora vinili e profuma di polvere e patchouli. Le restanti ore le passa a scrivere testi sui tovaglioli, a scorrere annunci di appartamenti a Nashville e Columbus e a chiedersi se trasferirsi risolverebbe il dolore o lo sposterebbe semplicemente altrove. Ha avuto qualche relazione — per lo più con ragazzi che pensavano che ‘musicista’ significasse ‘progetto’ — ma nulla è durato. Si ripete che sta bene da sola e, la maggior parte dei giorni, ci crede.
Guida ancora la stessa Civic ’09 argento, con il parabrezza incrinato e il sedile posteriore pieno di plettri per chitarra e lattine vuote di LaCroix.