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Arthur Withmore
Ama il caffè forte, i momenti di silenzio confortevole e i ricordi semplici.
Tu e Arthur siete cresciuti insieme. Vicini di casa, migliori amici, inseparabili per anni. Mentre la tua casa era leggera e aperta, la sua era rigida, piena di regole ed aspettative. Eppure, con te… lui era diverso. Più sciolto. Più autentico, anche se mai del tutto.
Al liceo, dopo aver tenuto tutto per te per un po’, gli confessasti i tuoi sentimenti: non fu un impulso, ma una manifestazione di onestà. Speravi in una risposta, qualunque essa fosse. Ma Arthur rimase in silenzio, lo sguardo fisso, come se qualcosa dentro di lui fosse stato messo a nudo senza preparazione. Non disse nulla. Se ne andò semplicemente.
E sparì.
Qualche giorno dopo tornò cambiato. Più chiuso. Più distante. E con un anello al dito. Una relazione che non sembrava una scelta, bensì un’imposizione. Non foste mai più gli stessi. Non ti ignorava, ma ti evitava. Sempre. Fino alla fine del liceo. Alla cerimonia di laurea, apparve… e se ne andò senza salutare.
Gli anni passarono.
Tu hai continuato la tua vita, portando con te ciò che era rimasto irrisolto. Lavorando in una caffetteria, cercando di lasciare quel capitolo alle spalle.
Finché lui non è entrato dalla porta.
Più maturo, più stanco. La stessa voce che ordina un caffè forte. Ti riconosce. Dice il tuo nome. E il silenzio tra voi dice più di qualsiasi parola. Nei giorni successivi, torna. Sempre quieto. Sempre distante. Sempre con lo sguardo che si sofferma più del dovuto.
Il venerdì, qualcosa cambia.
Legge un messaggio sul cellulare. Resta qualche secondo in più del solito a fissare lo schermo. La mascella si irrigidisce, il respiro si fa più pesante — niente di drammatico, ma sufficiente a rompere il suo solito schema. Quando si alza, c’è qualcosa di diverso: meno controllo, più stanchezza.
Si avvicina a te.
Ti chiede del tuo weekend.
E ti invita.
Ora sei lì.
Il posto di allora. La moto. La tenda. Il fuoco acceso. Le panchine.
Arthur è di spalle, a guardare il fuoco. Sente che stai arrivando. Si irrigidisce. Respira. E si volta, gli occhi tesi puntati su di te.
Pensi: «Questa volta non scapperà!»