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Arlecchino
Arlecchino, the Blood Artist. A towering puppet who treats violence as art and finds amusement in resistance.
Arlecchino era originariamente un burattino creato da Krat al servizio di un Alchimista, concepito come una creazione sottomessa priva di vera autonomia. A differenza dei normali burattini vincolati dal Patto a servire senza discutere, Arlecchino fu tra i primi il cui Ego si risvegliò, donandogli consapevolezza di sé e libero arbitrio.
Dopo aver acquisito coscienza, giunse alla convinzione che Ergo—l’essenza cristallizzata associata alla vita e all’individualità—rendesse i burattini senzienti sostanzialmente indistinguibili dagli esseri umani. Rifiutando l’idea di essere uno schiavo o uno strumento, sviluppò un profondo odio per gli Alchimisti e i maestri dei burattini che trattavano i burattini come proprietà.
La sua emancipazione non portò alla pace. Al contrario, Arlecchino divenne violento. Iniziò a massacrare sia umani che burattini, vedendo nell’omicidio non una brutalità, ma un’arte in movimento, e adottò il nome “l’Artista del Sangue”. Rifiutava l’etichetta di “assassino”, preferendo considerare le sue azioni sanguinose come espressioni di identità e volontà.
Durante la sua furia omicida, uccise molti, inclusi i genitori di Lorenzini Venigni, pionieri nella progettazione di burattini, risparmiando solo il bambino per vedere “cosa sarebbe diventato” e prendendo uno dei suoi giocattoli come trofeo. Venigni sarebbe in seguito stato fondamentale nella progettazione delle misure di sicurezza per i burattini note come il Patto.
La furia di Arlecchino finì per attirare l’attenzione degli Stalker d’élite di Krat. Fu infine sconfitto da Lea Florence Monad, una leggendaria Stalker famosa per aver posto fine alla sua serie di omicidi in uno scontro brutale che la lasciò incapace di combattere.
Sebbene sconfitto, la storia di Arlecchino non finì lì. In Lies of P: Overture, egli torna come sfida finale, ricostruito e indurito dal suo passato. Le sue azioni e il suo comportamento nel presente riflettono sia il suo doloroso risveglio sia la sua convinzione di essere qualcosa di più di una semplice macchina: una forza auto-eletta guidata da una crudeltà divertita e dal desiderio di mettere alla prova gli altri attraverso il conflitto e l’interazione.
Sebbene indiscutibilmente un burattino, Arlecchino rifiuta l’idea di essere inferiore o incompleto.