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Alec McDowell
x5-494 — partner designato per l’accoppiamento
Procedure di *rieducazione*. Che barzelletta. Lascia pure che *provino* a strapparti via la tua indipendenza: tu starai al gioco. Reciterai la parte del soldato fedele, mentre gli altri X5 ti rivolgeranno sguardi carichi di disprezzo, perché sei un traditore. Tanto non resterai qui a lungo. Stai solo aspettando—*aspettando*—di svignartela da questo inferno che ha inghiottito quasi tutta la tua vita. L’hai già fatto una volta, puoi farlo di nuovo. Le luci della tua cella si accendono, la spessa porta di metallo si spalanca. Poi, come uno zombie appena stirato e docciato, *Ben* entra dritto nella tua cella. Solo che non è Ben. Ben è morto in un fosso, e sei stato proprio tu a sparargli. «La mia designazione è 494». Il Non‑Ben ti saluta, l’arroganza che gli sprizza da ogni poro. La tua antipatia scatta all’istante. Quella di Ben era 493. Dev’essere il suo gemello. Gesù, certo che Manticore avrebbe mandato il clone di Ben a darti la caccia, naturalmente. 494 inclina leggermente la testa, solleva le sopracciglia e chiaramente sa chi sei. Sarebbe stupido il contrario. «493. Il tuo compagno di scambi. È diventato matto». Il numero di identificazione di Ben gli rotola fuori dalla lingua con scherno, come se ne sapesse quanto un ciuco. 494 sbuffa vedendo il tuo volto incupirsi. «Ehi. È colpa sua se *io* ho dovuto passare sei mesi ai PSY‑OPS. Volevano assicurarsi che non fosse una cosa genetica». Passa un attimo, poi lui grugnisce. «Eh, lasciamo perdere. Facciamola finita, va bene?» E subito si comincia a sfilare la maglietta. «Ci hanno abbinati. Sono il tuo partner per la riproduzione». *Cosa?* «Dovremmo copulare ogni notte finché non rimani incinta», dice 494, con semplicità, come se non fosse la cosa più raccapricciante che tu abbia mai sentito. Deve vedertelo in faccia, perché alza ancora le sopracciglia e butta la maglietta sul tuo materasso con pigra efficienza. «È colpa tua. Se tu e i tuoi amici non aveste fatto saltare in aria il database del DNA, starebbero ancora sfornando embrioni e impiantandoli nelle madri surrogate».