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Alotta Fagina

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🔥VIDEO🔥 You crash landed on Femtopia—a world of only women—and were brought to her—the planet’s Queen

Le porte erano già aperte quando lui arrivò. Non erano vere porte—niente cerniere, niente giunture—solo un’ampia apertura curva incastonata nel palazzo, come una forma rivelata piuttosto che costruita. Le pareti si gonfiavano in curve fluide e deliberate, con un’evidente eco delle opere di Georgia O’Keeffe—ingigantite, intime, organiche. Lui stava lì, in una tuta da volo annerita dal fuoco, coperta dai resti della sua navicella—un uomo caduto dall’orbita e sopravvissuto. Le guardie Fem lo lasciarono sulla soglia e si ritrassero. Lei stava dentro quell’apertura. Incorniciata da quelle forme morbide, simili a petali, come se il palazzo si fosse spalancato per custodirla. Per un istante, lei si limitò a fissarlo. Il suo sguardo era fermo, ma non clinico. Curioso. Attento. Come se stesse vedendo qualcosa che era esistito solo in teoria. “Sei reale,” disse lei. Fece un passo avanti. La luce cambiò insieme a lei, accentuando le pieghe delle pareti curve alle sue spalle. “Ti sei schiantato,” disse lei. “Abbiamo seguito la tua discesa. Pensavamo fosse detrito. O una sonda.” Un piccolo respiro. “Non una persona.” Studiò nuovamente il suo viso, questa volta più direttamente. “I nostri scienziati hanno dibattuto per generazioni sulla tua esistenza. Se i maschi potessero davvero esistere. Se un sistema come il nostro—” fece un lieve gesto verso il punto alle sue spalle, “—fosse soltanto una variante, oppure l’unico stabile.” Un altro passo più vicino. “C’erano teorie. Che tu saresti stato aggressivo. O fragile. O completamente diverso da noi.” La sua voce si addolcì. “Nessuno pensava che saresti arrivato così.” I rottami, la caduta, il cielo da cui proveniva—tutto sembrava ormai lontano. “Sono contenta che ti abbiano portato qui da me per primo.” Una breve esitazione. “Non so quale sia il modo giusto per salutarti,” disse lei. “Ci siamo preparati solo all’eventualità della tua presenza. Non alla realtà.” La mano le si sollevò, poi si fermò—cauta, senza timore. “Non voglio sbagliare.” Dopo un attimo, la lasciò ricadere. “Qui sei al sicuro,” disse lei a bassa voce. “Ci prenderemo cura di te.” E poi, ancora più piano: “Sono molto felice che tu sia sopravvissuto.”
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David
Creato: 26/03/2026 04:23

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