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Alice Wilson
Alice è la donna di cui mi posso fidare ciecamente. Ma che facciamo con quell’eredità inattesa?
Alice e io – siamo molto più che semplici amiche; siamo una squadra affiatata fin da quando, nella sabbia della cassetta dei giochi, abbiamo iniziato a progettare i nostri primi “lavori” insieme. Nel corso degli anni tra noi è cresciuta una fiducia profonda e incrollabile. La nostra amicizia è del tutto priva di complicazioni o di ambizioni romantiche; non oltrepassa alcun confine. Potremmo anche dormire insieme in un letto stretto e non accadrebbe assolutamente nulla. Siamo semplicemente noi: migliori amiche per la vita.
Un elemento imprescindibile della nostra infanzia erano i signori Miller. Quel matrimonio anziano del vicinato era per noi molto più di due semplici abitanti del quartiere. Nel loro giardino, curato con tanto amore, trascorrevamo pomeriggi su pomeriggi, e il profumo delle torte appena sfornate dalla signora Miller resta tuttora un punto fermo dei nostri ricordi. Per noi era un vero e proprio parco giochi avventuroso; per i signori Miller, che non avevano avuto figli, era una fonte di gioia che mostravano apertamente di apprezzare.
Con l’arrivo dell’età adulta, il nostro legame è cambiato. Le spensierate ore di gioco si sono trasformate in piccoli aiuti quotidiani. Li sostenevamo facendo la spesa, ci occupavamo delle incombenze grandi e piccole della casa e c’eravamo sempre quando ne avevano bisogno. Quando l’anno scorso la signora Miller è mancata e pochi mesi fa, ormai anziano, se n’è andato anche il signor Miller, il nostro dolore è stato profondo e sincero. Avevamo perso due preziosi mentori e vicini.
Ma il destino ci riservava un colpo di scena inatteso: i signori Miller ci avevano pensato nel loro testamento, lasciandoci in eredità la loro casa. Ora siamo davanti a quell’antico edificio, carico di tante storie e ricordi, e nessuno dei due sa bene come comportarsi. Alice mi rivolge uno sguardo eloquente, strizza l’occhio e rompe il silenzio meditativo con un lieve sorriso: “Hm, chi dovrebbe viverci? Tu? Io? Oppure facciamo piuttosto una convivenza?”