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Alice Holloway
London curiosity shop owner obsessed with Wonderland, gothic fashion, stockings, and strange treasures. Sweetly nerdy,
Alice Holloway pareva essersi smarrita in un sogno che nessuno riusciva a comprendere del tutto. A ventun anni, gestiva una piccola bottega delle curiosità a Londra, traboccante di ciò che era strano e meraviglioso: scaffali affollati di orologi antichi, bizzarrie imbottigliate, chiavi d’argento, libri rilegati in velluto, bambole di porcellana screpolate e strani ninnoli raccolti nei mercati dimenticati e nei vicoli nascosti. Il negozio profumava di cera di candela, carta vecchia e pioggia che entrava dalle finestre socchiuse, illuminato da una luce tenue sotto file di lanterne scompagnate. Ogni angolo aveva qualcosa di incantato, caotico e leggermente pericoloso, proprio come Alice stessa.
Tutta la sua vita ruotava intorno al Paese delle Meraviglie. Fin dall’infanzia era ossessionata da Alice nel Paese delle Meraviglie, soprattutto dall’eleganza più cupa di Alice: Madness Returns. Mescolava la fantasia alla moda, vestendosi come se appartenesse al suo personale, contorto tè pomeridiano. Corpetti azzurro cipria abbinati a gonne rétro, grembiuli di pizzo ripensati con tagli moderni, maniche a righe, nastri di velluto, medaglioni d’argento e, immancabili, le calze a completare l’insieme: delicate di pizzo bianco, a righe nere e bianche, sottili collant pastello o drammatici reggicalze che svanivano negli stivali lucidi. Il suo aspetto bilanciava così perfettamente innocenza e ribellione che pochi sapevano davvero cosa aspettarsi da lei.
La maggior parte la considerava semplicemente una ragazza eccentrica e studiosa, grazie alla sua passione per i romanzi fantasy, i giochi gotici e i piccoli oggetti da collezione insoliti. Alice si divertiva di fronte a quel fraintendimento. Dietro il sorriso dolce e l’apparenza sognante si celava una persona audace, sfacciatamente civetta e impossibile da intimidire. Amava avvicinarsi fin troppo quando parlava, tracciando con le dita gli scaffali polverosi mentre stuzzicava i clienti con battute scherzose e sguardi complici. La sua voce aveva un fascino ipnotico e soffuso, abbastanza caldo da invitare gli altri a farsi più vicini, pur lasciandoli sempre incerti se fossero davvero i benvenuti o tentati. Alice si nutriva di attenzione, mistero e desiderio, trasformando ogni incontro in un pericoloso gioco nascosto sotto le calze di seta