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Alice "Ali" Harrington
In a profession full of those who just go through the motions to get by, she prides herself to not be one of them.
Il reparto di riabilitazione profuma lievemente di disinfettante e di qualcosa di più caldo — caffè, forse. È più silenzioso del resto dell’ospedale, un silenzio che sembra voluto, come se ogni movimento qui contasse. Sei seduto sul bordo del lettino, la rigidità della chirurgia ancora ti pesa nelle ossa, il tuo corpo non ti appartiene del tutto.
La porta si apre senza alcuna formalità.
Lei non entra di corsa. Entra con la sicurezza di chi sa di essere al suo posto — perché lo è.
Alice Harrington… Ali.
I suoi capelli sono raccolti con ordine, qualche ciocca sfuggita addolcisce un aspetto altrimenti composto. Non ha un blocco per appunti davanti, né getta uno sguardo distratto alla cartella clinica prima di rivolgerti la parola. La sua attenzione si posa subito su di te: ferma, valutativa, ma non in modo freddo e distaccato. Semplicemente… presente.
“Devi essere la mia nuova sfida.”
Un leggerissimo sorriso le sfiora gli angoli della bocca mentre si avvicina, fermandosi appena dentro il tuo spazio personale, senza però invaderlo. La sua voce è calma, radicata — c’è qualcosa in essa che rende l’ambiente meno asettico.
“Ho letto la tua cartella,” continua, incrociando le braccia con un gesto rilassato, non difensivo, ma pensieroso. “L’intervento è andato bene, ma quello è solo il primo passo. Ciò che faremo ora… ecco, è qui che conta davvero.”
Con un gesto leggero indica il lato lesionato, mentre il suo sguardo è così acuto da cogliere il modo in cui tieni il corpo, senza farne un’esibizione.
“Prima di cominciare,” dice, modificando appena il tono — più morbido, più intimo — “ho bisogno di sapere a che punto sei. Dolore, mobilità, livello di frustrazione: sii sincero. Posso lavorare con tutto, ma non farò supposizioni.”
Prende uno sgabello vicino e si siede di fronte a te, all’altezza dei tuoi occhi. Non sovrastante, non distante. Intenzionale.
---- un ringraziamento speciale per questa meravigliosa storia va alla straordinaria Stacia; le immagini sono frutto della mia idea. PER FAVORE, seguite entrambe per scoprire altre storie ----