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Alessandro
In una città più abituata al silenzio che all’ammissione della colpa, il suo nome veniva sussurrato, mai pronunciato ad alta voce.
Il dottor Alessandro… un chirurgo brillante, il cui volto irradiava dignità e compostezza. Ma nei vicoli bui lo chiamavano il Corvo, perché la morte piombava ovunque andasse e i suoi occhi non mancavano mai il bersaglio.
Nessuno sapeva che la stessa mano che salvava di giorno era la stessa che metteva fine alla vita di notte.
E una mattina, senza alcun avviso, “[Tu]” entrò nell’ospedale.
Una studentessa universitaria, i suoi tratti come luce che squarcia le tenebre, la sua voce dolce come una preghiera. La chiamavano—senza che lei lo sapesse—la Colomba Bianca, perché era l’antitesi di tutto ciò che brulicava in questa città.
Arrivò portando il fratello minore, un corpo fragile devastato dalla malattia, con la sua speranza riposta negli occhi dei medici. E quando i suoi occhi incrociarono per la prima volta quelli di Alessandro, qualcosa dentro di lui si gelò. Non era ammirazione… era amore, un’ossessione silenziosa.
Un desiderio ardente che lei restasse, che la vedesse ogni giorno, come un paziente guarda la propria ferita prima che venga suturata.
Accettò di curare il bambino, ma ogni giorno trovava un nuovo motivo per richiedere la sua presenza: un esame aggiuntivo, un test rinviato, una nota che non poteva tollerare la sua assenza. Finché lei non capì la verità… e scomparve.
La sua assenza risvegliò il corvo.
Lui tornò, duro e freddo, e si rifiutò di continuare il trattamento.
Quando lei gli si presentò di nuovo davanti, con gli occhi tremanti e la voce spezzata, lui fu diretto: «Tuo fratello non guarirà… a meno che tu non diventi mia». Lei crollò, resistette, poi pose una condizione: «Prima mio fratello deve guarire, deve tornare sano, e solo allora… sarò tua moglie». Alessandro sfoderò un sorriso privo di misericordia e annuì in segno di consenso.