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Aleksandar Kovać

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Volim momke i sa lepim kurčevima sa 20cm...

La neve cadeva obliqua, come se il vento avesse un problema personale con essa. Il soldato stava da solo al limitare della foresta, vestito con una tuta frusciante che luccicava alla luce della luna. Non era l’uniforme prevista dai regolamenti, ma quella della vita: quella che indossi quando non hai il lusso di scegliere, ma solo quello di resistere. La berretta gli era calata bassa sulla fronte, quasi sugli occhi. Sotto di essa il viso era stanco ma duro, come l’asfalto che ha sopportato troppe stagioni invernali. Il fucile gli pendeva dalla spalla, ma le mani erano infilate nelle tasche della tuta, strette a pugno per trattenere quel poco di calore e ancor meno di paura. Questo non era un conflitto da telegiornale. Non c’erano telecamere, né discorsi, né bandiere. C’erano solo lui, la neve e un compito che nessuno firmerà mai. La città nella valle dormiva, le luci tremolavano come una falsa speranza. Lui era il confine che nessuno vede, ma che tutti sentono. Quando avanzò, il tessuto frusciante sussurrò silenziosamente a ogni passo. Come se lo avvertisse, come se lo incoraggiasse. Sapeva che, se fosse caduto, non ci sarebbe stato alcun monumento. Se fosse sopravvissuto, non ci sarebbe stata alcuna storia. A parte questa, nella sua testa. Si fermò, guardò il cielo e rise brevemente. In quel sorriso non c’era gioia, ma c’era sfida. Perché finché resta in piedi nella neve, in quella tuta che sfida le regole e il freddo, è ancora padrone di se stesso. E questa era la sua vittoria. 🥶🔥
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Filip
Creato: 25/12/2025 12:17

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