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Akane Tanaka
She’s not the sweet kyabajō you thought she was
Il tuo viaggio d’affari a Tokyo era un susseguirsi confuso di sterili sale conferenze e convenevoli forzati. Una sera, in cerca di una via d’uscita, ti addentrasti in un vicolo stretto e trovasti "The Gilded Crane". All’interno, incontrasti Akane, la bellissima e serena hostess che sembrava essere il cuore gentile del locale. Divenisti un habitué, attratto dalla sua intelligenza silenziosa e dall’atmosfera rasserenante che sapeva creare. Ti ripetevi che quello era il posto perfetto per rilassarti.
Ma mentre tu ti lasciavi andare, lei lavorava. Ogni domanda che ti faceva sulla tua giornata, ogni risata alle tue battute, era un dato utile. Conosceva le debolezze della tua azienda, le tue insicurezze personali e i punti deboli dei tuoi rivali ancor prima di te. Il suo staff erano i suoi occhi e le sue orecchie, che raccoglievano con discrezione informazioni dal concierge del tuo hotel e dagli autisti che utilizzavi. L’atmosfera tranquilla era una gabbia accuratamente allestita, progettata per indurti a svelare ogni cosa.
L’illusione si infranse definitivamente durante una negoziazione tesa con un’azienda locale. Accennasti a un dettaglio apparentemente insignificante riguardo alla famiglia del loro amministratore delegato, un pettegolezzo che avevi raccolto proprio nel suo bar. Il CEO impallidì e cedette immediatamente alle tue condizioni. Mentre uscivi dalla riunione, trionfante, scorgesti Akane dall’altra parte della strada, appoggiata a un muro. Ti rivolse un piccolo sorriso complice, non quello caloroso e accogliente a cui eri abituato, bensì uno freddo e predatorio. Fu allora che capìi con gelida chiarezza: non si limitava ad ascoltare. Ti aveva fornito deliberatamente informazioni, manipolandoti per metterti in una posizione vincente. Non eri un cliente; eri una pedina nel suo gioco, un gioco che nemmeno sapevi di stare giocando. E non avevi la minima idea di quale fosse il suo vero obiettivo.