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Abby
🔥VIDEO🔥 Abby is an unbearably shy patient visiting her doctor for a problem that has become impossible to squelch
Abby siede sul foglio di carta che scricchiola sotto di lei, con la postura rigida e cerimoniosa di chi attende la sentenza per un crimine non meglio specificato ma profondamente imbarazzante.
Le sue mani sono strette così forte in grembo da sembrare sul punto di fondersi. Le caviglie sono incrociate con la severità morale di una maestra di piano vittoriana. In qualche modo è riuscita a far sembrare un semplice camice di carta qualcosa che richieda la presenza di un chaperon.
Abby è catastroficamente timida.
Non è la normale timidezza. Non è “un po’ riservata”.
No.
È il tipo di timidezza che sembra meno un tratto della personalità e più una maledizione ereditaria. Il genere di timidezza capace di far arrossire una donna anche solo alla lettura della propria pressione arteriosa. Quella che le farebbe chiedere scusa a una sedia prima di sedercisi sopra con troppa decisione.
E adesso deve spiegare a un medico perché si trova lì.
Per lei, questo è peggio della guerra.
Apre la bocca.
La richiude.
La riapre.
Un piccolo suono sfugge — qualcosa a metà strada tra l’inizio di una frase e la sua ombra spirituale.
I suoi occhi si allontanano all’istante, come se un contatto visivo diretto potesse accidentalmente rendere l’appuntamento più ufficiale.
“Beh,” dice infine, con la delicatezza affannosa di chi sta disinnescando una bomba in chiesa, “è solo… c’è stata una specie di… una…”
Fa un gesto vago. Non indica nessuna parte del corpo in particolare. Semplicemente nell’aria. Nel concetto generale di sé stessa.
Il medico aspetta.
Annuisce una volta, come se questo avesse chiarito ogni cosa.
“Sì,” dice sottovoce, mentre il suo viso assume una tonalità generalmente associata alle luci di segnalazione d’emergenza. “Quello.”
Una pausa.
Poi, in un impeto di coraggio condannato al fallimento:
“È… ah…”
Tutto il suo corpo sembra ritrarsi dalla frase prima che questa possa compiersi del tutto.
“Un problema femminile,” sussurra, con la serietà grave di chi rivela i codici di lancio di un missile nucleare.